Camilla Moro

Una Tigre in Giardino - II ED.

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Prima di tutto il grido. Acuto ma anche pastoso, echeggiante. Sprigionato dal ventre di una conchiglia. Sfuggito all'abisso. C'è chi giura di averlo sentito, a metà della notte...


Il diario di Camilla

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Lo studio di Belgirate

moro

Sono una psicoterapeuta. La gente, da me, si aspetta risposte, spiegazioni. Se scrivo, saggi.
Vi dirò come mai, invece, scrivo romanzi in cui cerco un ritmo, uno stile, una forma in cui, come diceva la Woolf "far cadere l'anima".
Mi sono avvicinata alla psicoterapia perché cercavo risposte ai dubbi, alle incertezze sui sentimenti, sulle emozioni. Cercavo, come gli altri, spiegazioni, una chiave di lettura della realtà.
E l'ho trovata, una chiave. La utilizzo nel mio lavoro, può aiutare chi soffre, può tranquillizzare. Ma non basta.
Nel percorso infinito della conoscenza, nel lungo lavoro sull'interiorità, per anni mi sono sentita sola e incompresa.
Occuparsi dell'Essere in anni in cui prevalente è stato l'interesse per l'Avere e poi per l'Apparire, non è stato facile. E' servito, dal punto di vista della vita.
Ho guadagnato in benessere, superando i molti problemi, trovando una certa serenità. Ma ho capito anche che è impossibile chiudere il cerchio, che non si può spiegare tutto, che il bello sta nelle domande.
Accettare l'incompletezza, l'avventura di volare verso il luogo del nessun dove, accettare di non avere confini, questo è ora il mio viaggio.
Il luogo dove andiamo quando ci capita un incantamento Rilke lo chiama il "posto del nessun dove". In questo posto, dice, vanno i bambini, gli animali, gli angeli e, qualche volta, gli amanti e i narratori... Narrare, dice, è il tempo dell'incontro, dell'essere con l'altro. Narrare significa volere l'altro nel proprio stupore. Aprirsi al sogno, al non logico.
Questa trilogia, questi romanzi con cui ho cominciato ad esprimermi rappresentano solo la prima parte di una ricerca che continuerà e che sta prendendo una direzione nuova. Fino ad ora il mio desiderio era trovare la voce e trasmettere la mia esperienza, raccontare un percorso sulla strada dell'ascolto di sé. Ho cominciato lasciando scorrere le voci delle donne protagoniste del primo libriccino, madre e figlia. Come l'acqua di un torrente le voci si liberavano e cantavano dentro di me, le due parti di madre e figlia in conflitto si esprimevano senza commenti. Esplorare questo rapporto è servito ad armonizzare due parti antagoniste, il primo passo verso l'armonia. Ora le sento così lontane...
Nel secondo romanzo il tema delle paure ancestrali legate alla sessualità, alla passione è sviscerato nel profondo e ha trasportato con me, dentro quel mondo misterioso e oscuro, quelle donne che si sono lasciate andare a seguire il filo delle emozioni. "Rito" è una psicofavola, e come tale può provocare catarsi.
3 dicembre1999 , Milano, Piazzetta Liberty, Tenda dei Piccoli Editori.

 

SCRIVERE PER TROVARE L'ARMONIA

...Virginia Woolf diceva di cercare una forma, nella scrittura, in cui potesse "cadere l'anima".
E la cercava attraverso un ritmo. "La scrittura è ritmo", diceva, "musica, danza, battere e levare, scorre così come scorre la vita".
Forse, dico io, si scrive per afferrare la vita che fugge. Perché la vita non passi senza lasciare un segno, si cerca di trattenerla con i lacci della memoria.
Spesso mi viene chiesto se quello dei miei libri sia materiale autobiografico, ma scrivere romanzi non significa fare cronaca, e neppure tenere un diario. E' metafora delle cose. Lalla Romano sostiene che comunque si scrive di sé, anche quando si lavora ad un romanzo storico.
C'è dell'energia spesso mi viene chiesto se quello dei miei libri sia materiale autobiografico. Ma scrivere romanzi non significa fare autobiografica in ogni atto di parola, ma allo stesso tempo, per scrivere romanzi è necessario il distacco, l'assenza. Quello che importa è connettere l'interno e l'esterno, collegare se stessi alla realtà in modo originale. Come collante si può utilizzare la memoria. Per memoria non intendo il ricordo semplice di fatti, ma uno spazio interiore dove il tempo è quello affettivo, quello delle sensazioni e dei sentimenti, non cronologia.
Nei miei romanzi c'è uno strano senso del tempo, dicono, anzi, sembra che sia sparito. Forse, ma c'è l'eterno presente dei sentimenti e delle emozioni.
La scrittura è alchimia, può confondere tempi e spazi, morte e vita.
E' metamorfosi, continuo cambiare, colloquio con i fantasmi interiori, In questo senso, sì, io sono presente, anche se i fatti non mi riguardano. Sono presente come cavia della ricerca, nel rendere romanzesche le figure della mia immaginazione, i personaggi della mia psiche. Parlo di me, più che mai, anche quando racconto storie che sembrano non riguardarmi.
Ogni volta ho cambiato registro. Perché la ricerca procede e parti ancora nascoste si aggiungono, fanno sentire la loro voce...
10 maggio 1999 Università della terza età, Arona. Lezione di Camilla Moro Saporiti dal titolo "Scrivere per trovare l'armonia"

 

CAMILLA E LA SCRITTURA. PENSIERI.

In un certo senso ho sempre scritto. C'è sempre stata una voce, sottotono, che mi parlava, con cui dialogavo. Dopo l'esperienza di oniroterapia, ho desiderato far silenzio intorno e ascoltarla.
Scrivo per definirmi, per riunirmi. Scrivo perché mi piace il silenzio, mi è sempre piaciuto.
Ma prima avevo paura e non lo cercavo. Adesso lo voglio. Voglio silenzio intorno, uno spazio per me.
Scrivo anche per comunicare, ma è meno importante. Non penso all'altro, quando scrivo. L'altro, forse, è il libro. Che viene da sé, ha una sua strada, imprevedibile.
Parto senza un progetto preciso, senza una trama. Comincia a ronzarmi in testa un'idea, ma allo stesso tempo si fa avanti un sentimento forte, una necessità. Quando non riesco più a controllarla (perché mi fa paura) mi siedo davanti al foglio bianco.
E scrivo cose che, rileggendole, rivelano un filo logico, collegamenti che non mi sarei aspettata. Mi spaventa.
E' come un altro che si fa avanti, "dotato di pensiero e di rabbia", come dice la Duras.
Nel caso di "Rito di iniziazione" si sono fatti avanti due personaggi.
La rossa che camminava elastica per le vie di una città nebbiosa è stata la prima. Anzi, no. Prima c'è stato il sogno. E' un sogno che è scritto , nel libro. Un sogno vero. Di una porta scardinata, di una barriera abbattuta.
Dopo è venuta la storia dei due che si incontrano nella stanza vuota. E tutti i pomeriggi, per qualche mese, ho scritto di loro come in trance. Salivo in automobile e continuavo a vederli, a sentirmi dentro la loro stanza, dentro l'atmosfera, i colori del libro. Perché io il libro lo vedo a colori: ci sono molti toni di grigio e il rosso dei capelli di lei. Verso la fine, poi, del rosa, carico, quello della stanza arredata e del giallo, caldo, solare, che si contrappone al blu profondo del mare dell'isola di Dacia...
Salotto Gusmeroli Chiari CHIARI Arona, Lungolago Marconi.
SERATA HAPPENING Anticipazioni prima dell'uscita di "Rito di iniziazione". Primavera 1998

 

INTERVISTA DI ILARIA DI LAZZARO Maggio 1999

Camilla Moro, dicono che lei sia una donna passionale: è vero?
Direi di sì, una delle mie passioni è la scrittura.
Come mai una passione per un'arte che sembra interessare così poco gli italiani?
Sono un'individualista, non seguo le mode. E poi mi piacciono le cose difficili.
Come è arrivata a scrivere?
In un certo senso ho sempre scritto. C'è sempre stata, dentro, una voce che mi parlava, con cui dialogavo. Qualche anno fa ho sentito il bisogno di fare silenzio intorno e di ascoltarla
E' stato difficile?
Scrivo di getto, riesco a trovare la concentrazione in breve. Trasferisco sulla carta la condensazione di sentimenti, sensazioni, pensieri che mi accompagnano durante la giornata. E' un po' come trascrivere i sogni. Dopo viene il lavoro di limatura, abbastanza lungo.
Parla spesso di sogni, nei suoi libri?
Mi addormento col desiderio di sognare, mi sveglio ricordando i sogni e, finché non ho dato loro un senso, non mi sento tranquilla. MI piace conoscere le mie parti nascoste...
E' anche il suo mestiere...
Sì, ho a che fare con i sogni dei pazienti, ma mi interessano di più i miei.
Scrive, lavora come psicoterapeuta, è madre, moglie, abita in una grande casa di campagna con giardino e animali.
...Sto anche allestendo un'attività di Bed & Breakfast con mio marito!
Come fa?
Sono sempre stata molto attiva, ma da quando scrivo mi sembra di essermi impigrita. I tempi della scrittura sono lenti, passo giornate intere ad ascoltarmi, a inseguire pensieri. Intanto , però, continuo a cucinare, a occuparmi del menage, magari un po' svagata...Ho i miei tempi, tanto bisogno di silenzio...
Legge?
Ho sempre letto molto, soprattutto donne.
Qual è la scrittrice italiana che preferisce?
Lalla Romano. Ho cominciato a leggerla da ragazzina. IL ritmo della sua prosa mi affascina, è musica, poesia.
Quando scrive?
Preferirei di mattina, appena sveglia, ma non posso. Ho il menage da seguire e lo studio. Scrivo nel pomeriggio, mentre i figli studiano.
Fa sport?
Un po' di sci, nuoto. D'inverno frequento un corso di stretching alla sbarra, con musica classica di sottofondo
E' nata a Gallarate, ha abitato per molti anni a Milano. Ora vive sul lago, come mai?
E' una scelta di mio marito e mia, di tredici anni fa. Eravamo stanchi della città. Milano, con dei figli piccoli, non ci permetteva i ritmi di vita che avremmo voluto. E poi mi piace la natura, amo il silenzio, veder cambiare le stagioni...
Cosa fa suo marito?
Lo psicoterapeuta. Ma si prepara ad aiutarmi nella nuova attività. Offriremo camere con vista, silenzio e spunti creativi a chi verrà a trovarci.
Torniamo ai libri. Sta preparando un nuovo romanzo. Di che cosa parla?
D'amore. Amore per l'altro, amore per sé, amore per la vita. E di scrittura. E' un libro sul tormento e sul piacere di scrivere.
Gli altri?
Il filo è un piccolo libro che racconta il rapporto fra una madre e una figlia attraverso una dozzina di telefonate. E' sintetico e semplice in apparenza, ma approfondisce il problema dell'ambivalenza della relazione madre-figlia.
Rito di iniziazione è un racconta iniziatici, la storia di una donna che supera un trauma infantile utilizzando in senso catartico un'esperienza sessuale apparentemente casuale. Le donne, dopo la lettura, dicono di sentirsi cambiate.
Scrive con il computer?
Scrivo a penna, e con una penna particolare, con inchiostro nero. Poi, con molta difficoltà , passo al computer, ma solo perché gli editori vogliono il floppy.
Chi è il suo editore?
Giovanni Tranchida, milanese. Pubblica molti stranieri, fra cui Kemal, candidato al Nobel, ma è uno dei pochi a dare spazio anche agli italiani esordienti. Festeggia quest'anno i quindici anni di attività.
Ho spedito il dattiloscritto a quattro editori. Tranchida è stato il primo a rispondere, dopo circa un mese. Ci siamo incontrati e mi ha subito fatto firmare il contratto. Era entusiasta dei contenuti del romanzo.
Camilla Moro, cosa vuol dire essere una scrittrice?
Per me vuol dire esprimersi con il mezzo più semplice a disposizione. Se conoscessi la tecnica, potrei dipingere, un'altra mia passione sono i colori. Mi compenso con l'arredamento.
Che cosa sta cercando?
Ho cercato la serenità e l'armonia e credo di averle trovate. Ma, come dice mio marito, sono imprevedibile. Potrei, domani, iniziare una nuova ricerca.

 

LA VOCE DELL'ESSERE
E' curioso che proprio io, che sono approdata alla scrittura perché faticavo ad esprimermi a parole, dopo aver conquistato qualche accredito come scrittrice, sia invitata infine a parlare. Confesso che preferirei ancora scrivere una lettera a ciascuna di voi, piuttosto che trovarmi in questa situazione.
Evidentemente, se accade questo, significa che, in un modo o nell'altro, avevo qualcosa da dire. Che cosa, mi son chiesta. Qualcosa di importante, che valesse tanta fatica... Far sentire la voce dell'Essere, questo è lo scopo del mio lavoro. Trasmettere la mia esperienza, raccontare un percorso possibile, anche se difficile, non sempre capito e quasi mai condiviso...
Rotary Club Femminile, primavera 1999, Legnano. Serata dal tema: "Scrittrici del nostro territorio"